Yo mismo

Aggiornamento: 6 set
Ci dicono molto spesso che nella vita bisogna studiare, imparare, trovarsi un lavoro sicuro e guadagnare per poter vivere in modo tranquillo e protetto, creando un focolare caldo in cui poter crescere i figli.
È esattamente ciò che ho fatto, fino al momento in cui mi sono ricordato che i sogni che avevo sempre custodito dentro di me erano stati completamente messi da parte per aderire a ciò che la società considera giusto e rispettabile.
Così, con l’ultimo barlume di speranza e il ricordo dei sogni della gioventù, ho ritrovato la determinazione per inseguire ciò che ritengo più alto: la scrittura.
Sono nato in un continente diverso da questo, simile ma comunque distante: il Sud America. La mia lingua madre, lo spagnolo, è europea come le mie origini che sono un intreccio: un quarto tedesche, un quarto italiane, un quarto spagnole e un quarto portoghesi. L’espressione vivente di un mondo sempre più globalizzato.
Scrivere fiabe e romanzi è stato la naturale conseguenza del ricordare ciò che è veramente importante per me, traducendo ogni battito del mio cuore e ogni intuizione che nascevano davanti a un foglio bianco e a una penna, in parole, frasi e storie.
Mentirei se dicessi di aver fatto tutto da solo: ogni storia, ogni racconto, è il frutto dell’interazione con gli altri. Se sono arrivato fin qui — e sono soltanto all’inizio — è grazie alle persone che hanno sempre creduto in me. Senza la loro fiducia avrei continuato a recitare il ruolo del perfetto cittadino del mondo, senza mai offrire il mio piccolo e umile contributo all’umanità.
La mia prima fiaba, Il Piccolo K, è il frutto di ciò che ho vissuto e del bambino che porto dentro di me. Ho sempre desiderato che le persone, con le loro lingue e tradizioni diverse, potessero comprendere che siamo un’unica, meravigliosa umanità.
Da poco è uscito il mio ultimo romanzo, diretta espressione di quell’aspetto femminile che ogni anima custodisce dentro di sé e che spero possa ispirare e far sognare chi lo leggerà.





Commenti